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Sintomi della sindrome di meniere

da | Mar 2, 2018 | Problemi alle orecchie

I sintomi della sindrome di Meniere colpiscono l’orecchio interno provocando un progressivo peggioramento delle capacità uditive. La si dorme fu scoperta dal Dott. Meniere nel 1861. Per comprendere bene ciò che accade all’apparato acustico in caso di sindrome di Meniere è importante conoscere la sua struttura interna. L’orecchio interno è formato da un apparato vestibolare, responsabile dell’equilibrio, e da una coclea, responsabile dell’udito. I due organi sono connessi con il cervello tramite dei nervi e hanno una struttura particolare che va a formare il labirinto dell’orecchio interno.

Il labirinto e la coclea contengono al loro interno una sostanza chiamata endolinfa che ha la funzione di trasmettere i segnali nervosi relativi alla percezione uditiva e all’equilibrio. L’endolinfa è coinvolta nella sindrome di Meniere, che provoca un accumulo della sostanza all’interno del labirinto alterando le trasmissioni nervose tra orecchio e cervello.

Accade così che il soggetto con questo problema sperimenti un senso di vertigine e nausea, una riduzione della capacità di sentire progressivamente maggiore con il passare del tempo. Inoltre, è possibile che si sviluppino degli acufeni ed il paziente senta rumori o fischi all’interno dell’orecchio. Più raramente i sintomi della sindrome di Meniere comprendono lo svenimento ed il nistagmo. L’esordio è normalmente improvviso ed acuto, con episodi sintomatologici che durano dai 20 minuti alle 3 o 4 ore. Man mano le crisi diventano più frequenti e ravvicinate ma in una fase iniziale un soggetto va normalmente incontro ad una decina di attacchi all’anno.

In fase avanzata, uno o più sintomi possono divenire permanenti fino al sopraggiungere della perdita dell’udito. La sindrome può svilupparsi sia ad un solo orecchio (monolaterale) che in entrambi (bilaterale). Tuttavia in molti casi la sindrome inizia con caratteristiche monolaterali per poi estendersi anche al secondo orecchio.

Ancora non si è riusciti ad individuare le cause della malattia. Passi avanti sono stati fatti solo nella descrizione anatomica di ciò che accade con l’aumento di endolinfa, processo che è stato definito idrope. Ciò nondimeno esistono dei fattori di rischio che aumentano le probabilità che un soggetto sviluppi la sindrome di Meniere. Predisposizione genetica ed anomalie immunitarie sono i primi due fattori di rischio individuati per questa patologia, insieme a fattori vascolari e a deformazioni dell’apparato uditivo. Inoltre, contrarre particolare infezioni virali può essere una condizione preliminare per lo sviluppo della sindrome.

Dal punto di vista terapeutico, non c’è una cura farmacologica in grado di far regredire la patologia quanto piuttosto terapie che attenuano i sintomi solo temporaneamente. Una soluzione può essere ricorrere all’intervento chirurgico. Al giorno d’oggi esistono quattro diverse tipologie di intervento: labirintetctomia, decompressione del “sacco” endolinfatico, sezione del nervo vestibolare e micropressione. Ad eccezione dell’ultimo, si tratta di interventi abbastanza invasivi. Per quel che riguarda la perdita dell’udito conseguente alla sindrome si può ricorrere alla protesi acustica invisibile, soluzione perfetta per ritrovare l’udito grazie ad apparecchi funzionali che ormai non rappresentano neanche più un problema estetico.

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